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Gli anni della guerra
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Mio nonno nacque il 25 luglio 1920: quando gli feci notare che la data del suo compleanno coincide con quella della caduta del regime fascista, mi disse, con un sorriso fra il furbetto e il compiaciuto, aggiustandosi sulla poltrona per poter gongolare in tutta comodità: «Lo so, e mi fa molto piacere».
Il Regime l'aveva condotto, soldato di leva, prima a intraprendere un viaggio inutile al fronte della Maddalena, poi a spezzare le reni alla Grecia, poi sotto il bombardamento alleato di Palermo. Insieme a dodici commilitoni, si è trovato con gli Alleati alle spalle e i Tedeschi che si ritiravano su per lo Stivale.
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Il 14 agosto del 1943, di notte, attraversarono l'Aspromonte, e proprio l'8 settembre si consegnarono da soldati dell'Esercito Regio agli americani di stanza a Battipaglia.
Furono inquadrati nell'Esercito Alleato (con armi, divisa e tutto il resto nel 4° Battaglione autieri), e mantenendo lo stesso grado militare vennero mandati a Bagnoli, vicino a Napoli, dove si occupavano del trasporto del materiale bellico che giungeva via mare.
Dopo il 25 aprile scappò, e presentatosi ad un comando militare italiano ottenne il congedo e finalmente tornò, da civile, a casa.
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Dall'alta val Ceno a Parigi
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A Grezzo, piccolo paese in comune di Bardi (PR) in cui mio nonno abitava (e abita tuttora), il lavoro era scarso, così, per avere la possibilità di mantere la propria famiglia (si era sposato nel 1949), prese la via dell'emigrazione.
L'11 ottobre 1952 insieme a suo cognato partì, con passaporto turistico, alla volta di Parigi, dove già qualcuno della famiglia lavorava, sperando, un giorno, di potersi ricongiungere a moglie e figlia nella patria d'adozione.
Questa soluzione era molto comune per gli abitanti dell'alta val Taro e dell'alta val Ceno: in comuni come Borgo val di Taro, Bedonia e Bardi, negli anni immediatamente precedenti e immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale, furono molte le persone che decisero di emigrare all'estero.
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Il fenomeno ebbe dimensioni rilevanti in quei territori, e ancora oggi se ne vedono i segni. Nel comune di Bardi, luogo di origine della mia famiglia, in agosto si celebra la Festa dell'emigrante, e il foglio di informazione locale promuove e riporta iniziative che indicano un forte legame fra la comunità bardigiana all'estero (Galles prevalentemente) e coloro i quali restarono - o sono tornati - in patria.
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Se vi capita, d'estate, di passare per quelle zone, non stupitevi di incrociare lungo stradine di montagna una gran quantità di auto con targa francese o inglese: sono le nuove generazioni che hanno mantenuto il legame con i luoghi di origine della propria famiglia, e magari vanno a far visita a qualche parente o più semplicemente desiderano trascorrere un po' di tempo lontano dallo stress.
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