La Rosalinda fra il 1650 e la fine del secolo conta ben venti edizioni (tutte a Piacenza o Venezia, eccettuatene due milanesi, rispettivamente nel 1650 e 1651), a cui vanno aggiunte le tre settecentesche (queste tutte veneziane, l'ultima in data 1726).1
Il testo restituito, suddiviso in paragrafi numerati, si basa essenzialmente sull'editio princeps del romanzo, uscita nel 1650 a Piacenza per i tipi del Bazachi (LA / ROSALINDA / DI / BERNARDO MORANDO / NOBILE GENOVESE / Spiegata / IN DIECE LIBRI / E Dedicata / ALLA SERENISSIMA / MARGARITA DI TOSCANA / Duchessa di Piacenza, di Parma, ecc.): il volume, in 4°, appare estremamente curato, stampato su carta pregiata, con pagine ariose, caratteri di grandi dimensioni evidentemente destinate a una rilegatura di lusso; è inoltre molto probabile che l'Autore stesso abbia presieduto di persona alla stampa e alla pubblicazione.2
È stato consultato l'esemplare in possesso della Biblioteca Passerini-Landi di Piacenza,3 che si è rivelato mancante di quattro pagine della sezione introduttiva (comprendenti una parte della dedica alla duchessa Margherita di Toscana e una parte della Prefazione dell'Autore), non numerate nell'originale secentesco e qui corrispondenti al testo compreso fra le parole Principesse Serenissime (p. 3) e nel seno (p. 6).
Il testo è stato integrato e collazionato con l'edizione postuma della Rosalinda, facente parte di un più esteso progetto editoriale che diede alle stampe tutte le opere del Morando, pubblicate nel 1662 a cura degli eredi sempre per il piacentino Bazachi (quattro volumi in 12°: il primo dedicato alle Fantasie: amorose, eroiche, varie; il secondo alle Opere drammatiche; il terzo alle Poesie sacre e morali; il quarto alla Rosalinda). Il confronto sistematico con questa edizione (utilizzata fino ad oggi per tutte le citazioni o restituzioni parziali della Rosalinda, come per esempio quella nell'antologia del Capucci),4 se ha rivelato l'assenza di alterazioni, varianti di senso o giunte al romanzo (salvo l'emendazione di alcuni trascorsi tipografici o di qualche errore), dall'altro ha indicato la tendenza ad uniformare alcune scelte ortografiche che nell'editio princeps erano ancora oscillanti, come di seguito verrà indicato.
L'ulteriore confronto con l'edizione veneziana del 1651 (La Rosalinda, Venetia, appresso li Guerigli, 1651), in possesso del Centro Studi Archivio Barocco dell'Università di Parma, e con quella, sempre veneziana, del 1676 (La Rosalinda, Venezia, Giacomo Zini), in possesso della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, che si sono rivelate poco attendibili, piene di refusi ed errori ortografici, ha suggerito di privilegiare i primi due testimoni, e di non estendere, in questa sede, la ricerca ad edizioni seriori e alloctone rispetto alla città nella quale il Morando ha operato.
È pacifico il fatto che, quando si tratta di restituire un testo antico, anche se a stampa e non manoscritto, bisogna operare scelte di compromesso: da un lato c'è l'istanza, pienamente legittima, di apportare quei cambiamenti in grado di facilitare il compito della lettura al pubblico odierno; dall'altro c'è il rispetto nei confronti delle scelte compiute dall'Autore: il mantenimento di criteri di scrittura differenti, a volte addirittura stridenti con quelli odierni, soddisfa all'esigenza di conservare, per quanto è possibile, quei veicoli di significato che andrebbero perduti qualora si decidesse di applicare, senza fare distinzioni, l'uso ortografico in vigore oggi.
In generale, gli interventi di maggiore momento sono stati apportati al fine di introdurre quegli elementi di distinzione inoperanti nell'originale ma oggi necessari alla comprensione del testo (differenziazione degli accenti, segni di dieresi, segnalazione del ché causale, ecc.), oppure, in sede di interpunzione, per eliminare quegli usi particolarmente fastidiosi al lettore moderno, come l'uso sistematico della virgola prima di ogni congiunzione.
Al contrario, per quanto riguarda l'ortografia, ai fini di documentare geograficamente e storicamente i residui, nello scrittore e lettore italiano, della concorrenza di «quasi due nazionalità»5, vengono mantenute le oscillazioni ortografiche (tranne in quei casi in cui l'edizione del 1662 provvede ad uniformare gli esiti).
Gli elementi acquisiti in sede critica, vale a dire l'intenzione di puntare sulla «varietà» degli elementi (o per meglio dire degli oggetti) contesti alla narrazione,6 l'idea di «opera-galleria» o «opera-museo»,7 la funzione degli indici e delle parti gnomiche,8 hanno suggerito una attenzione particolare alla veste estetica della pagina, elemento integrante della macchina-romanzo: irrinunciabile è il mantenimento della distinzione tipografica tondo / corsivo, così come, anche laddove non risponde a criteri immediatamente logici, il mantenimento delle singole maiuscole (per mantenere, anche nella trascrizione, l'idea generale di una pagina piena di oggetti e degli elementi più disparati del «Mondo»), o delle doppie e triple che marcano, come altrettante didascalie, i passi gnomici (puntualmente segnalati nell'Indice delle cose notabili).
Cambiamenti di grafia
Preliminarmente sono state apportate le correzioni indicate nella edizione del 1650, dopo gli Indici, a p. 708:
tacqui > celai (Ros., I, 54)
volontieri > volentieri (Ros., II, 1)
Defensori > Difensori (Ros., II, 4)
ambedue > ambidue (Ros., II, 10, e Ros., IV, 113)
sciolse questi > sciolse a questi (Ros., II, 15)
vuo' > vo' (Ros., II, 68)
dell'onta > dall'onta (Ros., III, 38)
lagrimevoli > lagrimevole (Ros., III, 55)
la note > le note (Ros., IV, 14)
Mario > Marcio (Ros., IV, 48)
Ite sciolte > Ite sciolti (Ros., V, 49)
del suo > dal suo (Ros., VI, 1)
ogni parte > ogni arte (Ros., VI, 3)
della bellezza > dalla bellezza (Ros., VI, 20)
ad altro > ad altre (Ros., VII, 34)
il dirottissimo > in dirottissimo (Ros., VII, 65)
prevagli > parevagli (Ros., VIII, 8)
nostra Legge > vostra Legge (Ros., VIII, 94)
derimpetto > dirimpetto (Ros., IX, 1)
il suolo > al suolo (Ros., IX, 11)
notificazione > ratificazione (Ros., X, 60)
Oltre ai casi indicati nell'errata corrige, si è provveduto ad eliminare gli eventuali trascorsi tipografici, indicando fra parentesi quadre le espunzioni e fra parentesi angolari le integrazioni apportate al testo.
Accento e apostrofo
I criteri di accentazione sono stati adeguati a quelli odierni: sia nell'uso dei segni (introducendo la differenza fra accento grave e acuto, e utilizzando l'accento circonflesso dove necessario), che nella normalizzazione delle grafie (eliminato nei monosillabi tra, fra, qui, Re, eccetera, introdotto, insieme alla distinzione fra grave ed acuto, nei pronomi personali isolati, nei composti di che, in né ed ovunque sia previsto dall'uso moderno).
Per non appesantire la scrittura, l'accento è stato introdotto, oltre che nei casi sopra indicati, solo dove si è rimediato a un'ambiguità: si troverà, per esempio, fère 'ferisce' e fere 'animali feroci', scòrto 'accompagnato, condotto' e scorto 'veduto', ma fur 'furono', potero 'poterono' e così via.
Data l'assoluta asistematicità dell'uso, è stato eliminato l'accento sulla o avente funzione di distinguere esclamativo e vocativo: il patetismo e gli «affetti» della scrittura della Rosalinda hanno suggerito invece, come unico segno distintivo, oh per vocativo ed esclamativo e o per disgiuntivo.
È stata introdotta la distinzione tra fe' 'fece' e fé 'fede', così come stè 'stette' è stato reso con ste', diè 'diede' con die'.
Abbreviazioni
La nota tironiana '&' è stata resa con e davanti a consonante e ed davanti a vocale, così come è stata esplicitata la nasale abbreviata con il titulus.
Punteggiatura
La punteggiatura è stata oggetto degli interventi più cospicui.
Il punto fermo è stato sostituito, come vuole l'uso moderno, nei casi in cui introduce a un discorso diretto o a un elenco, dai due punti.
Sono state eliminate molte di quelle virgole, poste prima delle proposizioni relative, copulative, disgiuntive, dichiarative, temporali e concessive, che rendono faticoso al lettore moderno l'approccio alla scrittura secentesca, cercando comunque di mantenere, in questa operazione, i segni interpuntivi aventi particolare significato espressivo.
Gli altri interventi sono stati apportati al fine di eliminare i periodi di senso non chiaro, sacrificando, dove necessario, il «puntare» barocco all'ossatura logica del discorso.
Maiuscole
I rari interventi hanno riguardato quei casi in cui è evidente l'indecisione tipografica: per esempio è stata normalizzata in Gran Signore 'sultano di Costantinopoli' l'alternanza gran Signore / Gran signore / Gran Signore, oppure è stata introdotta la maiuscola in quei rarissimi casi in cui parole come, Casa, Figliuola, Figliuolo, Padre, Madre, contro ogni norma e senza particolari significati, avevano la minuscola.
Usi ortografici
Eliminata la h in quelle voci del verbo avere che ne sono prive nell'uso moderno; eliminato il digramma ch, di occorrenza molto rara, conforme alle indicazioni dell'edizione del 1662. È stata invece introdotta, dove mancante, nell'interiezione ohimè.
Modificati, secondo l'uso largamente prevalente nel testo, gli esiti etimologici derivanti da -ti-, -pti- latino in quelli fonetici -zi-, -zzi-.
Introdotta, secondo l'uso moderno, la distinzione fra u e v, sia nel corpo del testo che negli Indici del Morando.
Sostituzione di vv con w nei casi: Vvooster > Wooster, Zvvinglio > Zwinglio; con v nei casi: Vvandali > Vandali, Vvandalizia > Vandalizia.
Risolta in î l'uscita in -ij nei plurali derivanti da -ius e -ium latino, e nei plurali dei nomi in -io.
Normalizzata, secondo quanto indicato dall'edizione del 1662, l'alternanza Cortegiana / Cortigiana, adottando l'esito normale che prevede il passaggio ad i della e protonica.
Normalizzate, secondo quanto indicato dall'edizione del 1662, le alternanze congiontura / congiuntura, sofficienti / sufficienti, prononciasse / pronunciasse, adottando l'esito normale che prevede il passaggio ad u della o protonica.
Uniformato, come indicato dall'edizione del 1662, l'uso di scempie e geminate nelle parole Territtorio (> Territorio), provveduti (> proveduti), provvisione (>provisione), acuratezza (> accuratezza), obbligo (> obligo).
Grafie mantenute
Abbreviazioni
Non sono state sciolte, in virtù dell'assenza di qualsiasi difficoltà interpretativa o ambigutà, le abbreviazioni per i titoli onorifici e per i nomi propri; mantenute anche nelle formule di cortesia che concludono le missive inserite nel testo.
Punteggiatura
Fatta salva la comprensione del testo, è stata mantenuta l'interpunzione originale laddove questa assume particolari valenze espressive e mimetiche. Nelle parti poetiche, le leggi della prosodia hanno suggerito criteri maggiormente conservativi rispetto alle parti in prosa.
Maiuscole e differenziazioni tipografiche
Mantenuto l'uso abbondante delle maiuscole perché caratteristica generale dell'usus scribendi secentesco. Mantenute, in quanto aspetto peculiare della Rosalinda, l'uso delle doppie o triple maiuscole in corrispondenza dei passi gnomici, e la grafia interamente maiuscola per i nomi dei personaggi principali alla loro entrata in scena, oppure per i concetti e luoghi principali del romanzo; nei casi Fratello / fratello e Sorella / sorella è stata rispettata la grafia dell'originale, chiaramente subordinata al senso logico del discorso.
Mantenuta l'alternanza tondo / corsivo fra narrazione in terza persona e le parti dialogate, le missive e le poesie inserite nel corpo del testo.
Usi ortografici
Mantenuta la h, oltre che nei casi previsti dall'uso moderno, nella parola huomo e nei composti gentilhuomo / gentil'huomo, in hamo, in hora (anche in virtù del valore distintivo assunto dalla h nel caso or 'oro' e hor 'ora') e nel composto sin'hora. È stata inoltre mantenuta, con valore distintivo, in quelle voci del verbo avere oggi non più usate, come nel caso di harian 'avrebbero'.
Sono state mantenute tutte quelle alternanze nella derivazione dai nessi latini, nel trattamento delle vocali e delle consonanti che rendono conto, geograficamente e storicamente, dell'italiano usato dal Morando. In particolare, non sono state accolte quelle indicazioni ortografiche dell'edizione del 1662 che non risolvono le alternanze dell'editio princeps, oppure che sono in netto contrasto con le preferenze ivi adottate.
Divisione e legamento fra le parole
Mantenute le divisioni nei nomi composti, nelle preposizioni articolate, negli avverbi, nei verbi, nelle congiunzioni anche quando in contrasto con l'uso moderno; sono state inoltre mantenute, a testimonianza di un uso ancora incerto, le oscillazioni tra forme agglutinate e disgiunte (appieno / a pieno, gentilhuomo / gentil'huomo, ecc.), tranne che nel caso di d'avanti > davanti (Ros., V, 43), in cui, accogliendo la lezione dell'edizione del 1662, si elimina del tutto l'alternanza fra grafia disgiunta e agglutinata.
Errori di stampa
Sono stati corretti, secondo le indicazioni dell'edizione del 1662, quelli che nella princeps si sono rivelati errori di stampa: Marfisa > Bradamante (Ros., IV, 110) raccommandazione > raccomandazione (Ros., IV, 116), Armondo > Ormando (Ros., VI, 23), Solimano > Amuratte (Ros., VII, 140), preseguendo > proseguendo (Ros., IX, 63), Edoardo > Rosalinda (Ros., X, 112).
Note
1. Vedi Bibliografia, p. ii. In questa sede abbiamo riportato le edizioni segnalate dal Cremona e dal Mancini nel suo Saggio di bibliografia (cfr. ALBERT N. MANCINI, Il romanzo nel Seicento. Saggio di bibliografia. Parte II, «Studi Secenteschi», XII, 1971, pp. 456-458); salvo correggere la data della prima edizione veneziana presso i Guerigli, che risulta essere 1651 e non 1650. Per quanto riguarda le edizioni delle altre opere del Morando e le indicazioni relative ai manoscritti (vedi Bibliografia, p. i e segg.), i dati sono quelli forniti nella monografia del Cremona: anche se non sono stati qui sottoposti a verifica sistematica, si sono mostrati esatti in ogni occasione richiesta dal presente studio, e vanno considerati come importante punto di partenza per chi voglia occuparsi del Morando.
2. Per i possibili significati di questa edizione, vedi Introduzione, p. XVIII e segg.
3. Segnatura: L) S IV 16.
4. AA.VV., Romanzieri del Seicento, a cura di M. Capucci, Torino, UTET, 1974.
5. Cfr. C. DIONISOTTI, Geografia e storia della letteratura italiana, in: C. DIONISOTTI, Geografia e storia della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 1967, p. 44: «...municipale l'una e nativa col suo dialetto incongruo ma aderente alle cose, agli interessi, agli affetti della vita quotidiana; italiana l'altra e tutta ideale, conquistata a prezzo di una industriosa e delicata trasposizione linguistica».
6. Vedi Introduzione, p. XXXIII.
7. Vedi Introduzione, p. XXXV.
8. Vedi Introduzione, p. XXXVIII, e Nota al testo, p. LXVI.